Testimonianze scritte

Climate Changing Dario (Bruxelles)

Sono bianco, sono ricco, sono europeo: sono un privilegiato. Come tale, personalmente, fin ora, non sono stato minimamente “toccato” dal cambiamento climatico. La mia vita quotidiana è piena di quelle attività che mi piacere chiamare “il lavaggio della coscienza”. Mi muovo il più possibile in bici, mangio poca carne, faccio la spesa bio e a km0 (ogni tanto), ma nella realtà rimango schiavo e complice di un sistema di cui non condivido i principi, ma di cui godo i frutti. L’unico vero effetto che il cambiamento climatico ha avuto su di me è farmi interrogare (spesso) sul futuro e su cosa lascerò ai miei figli e alle generazioni future. Speravo meglio!

 

Climate Changing Miriam (Roma)

Stamattina mi sono fermata a fare due chiacchiere in un negozio di frutta e verdura bio, dove spesso mi rifornisco…. loro hanno un’azienda propria e si servono di produttori che seguono agricoltura biologica. Mi diceva che sicuramente per l’agricoltura questi ultimi anni non sono stati semplici, sopratutto se si vuole rimanere nello standard dei prodotti più sani: con il tanto caldo e la siccità, si complica tutto, è compromessa la raccolta che è minore, spesso si rovina e ci sono perdite anche in denaro. Di conseguenza poi prezzi anche più alti per noi consumatori. Anche gli olivi hanno avuto scarsa produttività sia per la malattia portata dalla “mosca” (non so come si chiama!) sia per il troppo caldo e la siccità, con scarsità di piogge. Il bio più vero cerca di evitare le serre, proprio per non proporre alimenti fuori stagione, ma se il clima si modifica cosi tanto, le serre possono diventare dei contenitori che garantiscono una produzione maggiore e più sicura, a scapito però della qualità migliore di un prodotto che nasce e cresce coi suoi tempi, non pompato dal calore indotto.

Migrazioni forzate

L’intensificarsi di eventi climatici estremi, le inondazioni, l’innalzamento del livello del mare, la desertificazione e la siccità, causate dai cambiamenti climatici, sono fattori di ulteriore stress ambientale che influenzano il fenomeno migratorio globale, sia interno che internazionale. Come mostra il rapporto State of the World 2013 del World Watch Institute, la perdita di terreno fertile, la minaccia ai mezzi di sostentamento, l’instabilità e il calo nella produzione di cibo, così come l’aumento dei prezzi alimentari, generano un incremento delle migrazioni stagionali e di lungo periodo.

I cambiamenti climatici dunque contribuiscono alle migrazioni generate da fattori ambientali; secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), potrebbero esserci oltre 200 milioni di migranti ambientali nel 2050, cifra che corrisponde al numero attuale di migranti internazionali a livello mondiale. L’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC) stima che una media di 22,5 milioni di persone (62.000 persone al giorno) siano state sfollate dal 2008 al 2015 a causa di eventi climatici.

Maggiori informazioni:

Manifesto

L’incessante corsa alla crescita economica e al consumo illimitato, mediante lo sfruttamento irresponsabile delle risorse naturali in tutto il mondo, ha mostrato già da diverso tempo le lampanti ricadute negative sul delicato equilibrio ecologico del pianeta.

La combustione di carbone, petrolio e gas, la deforestazione, l’allevamento intensivo e molte altre pratiche messe in atto dal nostro modello di sviluppo, sono tra le cause principali dell’immissione dei gas serra nell’atmosfera e dell’innalzamento della temperatura media globale, oltre che dell’intensificarsi dei cambiamenti climatici.

Mancano misure forti per proteggere le persone e la natura e si registra un grave ritardo da parte della governance globale nell’offrire strumenti di intervento rapidi ed efficaci. Gli accordi sull’ambiente e sul clima, nel rispetto della sovranità nazionale degli Stati, a partire da quelli di Rio, sono stati incapaci di implementare impegni realmente vincolanti per gli stati firmatari, in particolare sulla riduzione delle emissioni che, invece di diminuire, continuano ad aumentare.

La risposta della comunità internazionale a queste problematiche risulta ad oggi ancora insoddisfacente: le politiche di mitigazione e adattamento ideate per porre rimedio ai danni provocati dall’attività umana sono sovente legate a logiche di tipo economico, ancorate tutt’ora ad una concezione basata su profitti e sulla centralità dei poteri economici e industriali. Molti meccanismi e tecnologie implementate per combattere il cambiamento climatico rappresentano solo false soluzioni: biocarburanti, geoingegneria, fertilizzanti sintetici, semi modificati geneticamente per resistere al cambiamento climatico, sono solo alcuni esempi. In ognuna di queste false soluzioni, in realtà, si nascondono ulteriori interessi, per offrire all’attuale modello economico, causa delle disastrose conseguenze ambientali che si stanno registrando, uno strumento per auto riprodursi sotto il nome di “green economy”.

In questo contesto di interessi contrastanti, ognuno di noi è minacciato e soffre le conseguenze dei cambiamenti climatici: i più vulnerabili stanno già pagando un prezzo molto alto ma, con intensità diverse, il cambiamento climatico sta colpendo ogni specie naturale, animale, vegetale, e tutti gli ecosistemi.

La priorità assoluta deve essere quella di ridurre le emissioni in maniera sensibile ed immediata, oltre che cambiare il modello energetico, estrattivo e produttivo, preservare foreste e zone di alta biodiversità, optare per reti di mobilità intelligente, risanare il territorio, smettere di cementificare, cambiare modello di gestione delle risorse e dei servizi pubblici essenziali. In una parola, ripensare il sistema economico e sociale radicalmente e senza esitazioni.

OBIETTIVO 

Alla luce dei fallimenti registrati dagli sforzi sin qui compiuti dai governi, avvalorati dalle recenti osservazioni acquisite grazie all’osservatorio atmosferico internazionale di Mauna Loa che hanno registrato il superamento della soglia delle 400 ppm di CO2 nell’atmosfera nel 2015 (il limite massimo sarebbe 350 ppm), occorre ripensare radicalmente alle azioni da intraprendere per garantire la sopravvivenza degli ecosistemi che conosciamo. Le contromisure da adottare devono partire da un totale ripensamento dell’economia come oggi la conosciamo.

Serve immediatamente porre le questioni ambientali, la natura e i suoi abitanti al centro delle misure e del dibattito internazionale togliendo spazio agli interessi economici. La Terra è l’habitat in cui l’uomo vive, non il mezzo attraverso il quale incrementare il profitto. E’ necessario promuovere un approccio alla giustizia climatica che prenda in considerazione sia i diritti umani sia quelli della natura.

Fra le principali misure da mettere in campo, dobbiamo adottare un nuovo approccio alla pianificazione energetica. L’introduzione di misure di efficienza energetica, lo sviluppo e la diffusione di nuove tecnologie rinnovabili, pulite e decentralizzate di energia sicura, sono un imperativo che non è prorogabile. La dipendenza dai combustibili fossili porta con sé l’inquinamento atmosferico, pericoli per la salute, povertà energetica e molto altro.

Per costruire delle soluzioni efficaci, quindi, è necessario ripartire dagli individui e dallo spazio che è dato loro per esprimersi e far valere le proprie ragioni: si deve riaffermare la posizione centrale della natura e delle comunità locali come elementi cardine delle scelte politiche prese a livello internazionale. In questo processo è fondamentale rafforzare la collaborazione sovranazionale tra le varie organizzazioni, associazioni, collettivi e gruppi informali che si occupano specificamente o si preoccupano semplicemente dell’ambiente e che riconoscono nella giustizia climatica un elemento fondamentale della giustizia sociale.

Così come per modificare totalmente il sistema economico e sociale odierno, basato ancora sui combustibili fossili, è indispensabile mostrare che il cambiamento verso stili di vita diversi, rispettosi dell’ambiente, passa anche attraverso noi stessi, unico strumento per effettuare un cambiamento nella società in cui viviamo. È indispensabile a tal fine, costruire una rete di empatia, condivisione e mutuo supporto fra gruppi diversi, di origini geografiche e culturali diversi che possa mostrare come l’unità, la condivisione e la voglia di cambiamento possano essere elementi fondamentali per la salvaguardia del nostro pianeta e dell’intera umanità.

LA CAMPAGNA

E con questo intento che proponiamo la campagna internazionale Climate Changing Me. La campagna è stata ideata da un gruppo di giovani attivisti provenienti da diverse parti del mondo, e coniuga l’esperienza internazionale di organizzazioni sociali di Europa, Asia, America e Africa. Questo contesto internazionale ha permesso alla campagna di articolarsi a partire da prospettive diverse e più ampie sulla giustizia climatica, reclamando maggiore spazio di azione per la società civile, in autonomia rispetto a stati ed imprese.

Il processo avviato per contrastare il cambiamento climatico, infatti, oltre ad essere inadeguato, percorre logiche non democratiche, dall’alto verso il basso, ed esclude una partecipazione diretta da parte delle popolazioni colpite dai suoi effetti. Rimettiamo in questione la capacità della governance globale e dei poteri economici di costruire un cambiamento radicale necessario per affrontare il problema dei cambiamenti climatici. Per questo motivo crediamo fermamente che le alternative siano nelle mani delle persone e che sia urgente rendere più democratico il processo decisionale sui cambiamenti climatici. Per rovesciare queste dinamiche che ci hanno portato sull’orlo del disastro climatico, dobbiamo cominciare col dare voce a coloro che non sono ascoltati e fornire strumenti per mobilitare cittadini, comunità e i giovani in particolare.

La nostra prima azione di campagna si pone l’obiettivo di dar voce proprio a chi pensa di non poter incidere o farsi sentire, ossia ai comuni cittadini del mondo che subiscono gli impatti del cambiamento climatico e che spesso si sentono inermi ed inascoltati.

Attraverso questo manifesto, ci rivolgiamo a tutte le organizzazioni, le associazioni, i gruppi collettivi, formali ed informali, attivi per la giustizia ambientale e sociale e li invitiamo a unirsi a noi per promuovere insieme una prima azione collettiva attraverso la campagna Climate Changing Me supportando la campagna sui social media, organizzando azioni dirette, eventi e forum ed estendere questo appello ad altri gruppi di tutto il mondo per far sentire le nostre voci e pretendere un reale cambiamento del sistema!

PROMOTORI

ACCION ECOLOGICA

A SUD

Environmental Rights Action FoEN

YASUNIDOS

ZAZEMIATA

ADERISCI ALLA CAMPAGNA

Mandata la tua adesione a climatechangingme@yahoo.com