Innalzamento dei mari

L’IPCC stima che, tra il 1901 e il 2010, il livello del mare si sia innalzato di circa 20 cm a livello globale, con forti disparità locali. Dagli anni ‘90 questa tendenza si è accelerata drammaticamente, registrando un tasso medio annuale di 3,2 mm. L’IPCC stima che, mantenendo il livello attuale di emissioni, si verificherà un innalzamento medio del livello del mare di 24-30 cm nel 2065 e 40-36 cm nel 2100. Anche se le emissioni fossero bloccate oggi, i loro effetti continuerebbero tuttavia a protrarsi per secoli.

Le cause immediate dell’innalzamento del livello del mare sono lo scioglimento dei ghiacci e la dilatazione termica dell’acqua, dovuti al riscaldamento globale. Molte aree costiere sono a rischio di erosione, inondazioni e salinizzazione delle falde acquifere. Almeno otto piccole isole dell’Oceano Pacifico sono già scomparse, forse anche di più. Un’analisi del Climate Central ha scoperto che, con il livello attuale di emissioni, alla fine del secolo 650 milioni di persone potrebbero vivere in terreni al di sotto del livello del mare o regolarmente inondati. Tra le aree più vulnerabili, vi sono i paesi poveri e densamente popolati, in particolare in Asia, come il Bangladesh, e le piccole isole del Pacifico. Otto delle dieci città più grandi del mondo si trovano vicino alla costa, secondo lo U.S. Atlas of the Oceans, e dunque potenzialmente a rischio.

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